Latte di cocco

Il latte di cocco è un liquido bianco denso ottenuto dal cocco. Si trova facilmente in barattolo ma si può fare anche in casa! Il procedimento è molto semplice.

Ingredienti:

1 noce di cocco

Procedimento:
Comprare una noce di cocco, bucarla nella parte molle (una delle 3 depressioni) con un cavatappi

estrarre il liquido

mettendolo in un pentolino con circa altri 200 ml di acqua che si mette sul fuoco sino a portarlo ad ebollizione. Intanto con un martello rompere la noce di cocco e togliere il guscio; con un coltello o un pela patate togliere la pellicina esterna del cocco.

Mettere il cocco nel robot e tritarlo finemente

o grattugiarlo con una grattugia.

Mettere il cocco in un recipiente e coprirlo con l’acqua bollente; lasciare riposare almeno 1 ora.

Versare tutto in un canovaccio sopra una ciotola e strizzare bene, quello che uscirà sarà il nostro latte di cocco!

Si può conservare in frigorifero per un paio di giorni, l’ideale è metterlo sottovuoto in modo che si conservi per un po’ più di tempo. La parte solida che rimane dentro il canovaccio non si butta! Potete usarla al posto della farina di cocco nelle varie ricette 😉

Come dicevo il latte di cocco si trova anche facilmente in barattolo (in cui si conserva a lungo)  nei negozi di prodotti orientali, nei suq, nei market bio ed in alcuni supermercati ed ipermercati.

E’ bene agitarlo prima dell’uso poichè la parte grassa si separa dal liquido; In inverno, inoltre, la parte grassa separata da quella liquida si solidifica diventando di consistenza cremosa… si può utilizzare per la preparazione di creme per dolci o per deliziose mousse al sapore di cocco! Si può ottenere lo stesso effetto in estate lasciandolo per qualche ora in frigorifero!

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  1. Alessia ancora tantissimi complimenti, credo che ora il cocco che sta in frigo da ieri sera (non ne acquistavo da anni!!), abbia ragione di esistere!!!!

  2. Slurp slurp! metterei il latte di cocco ovunque! Tra l’altro sembra anche facile da grattugiare così forse riesco a fare l’insalata di cocco di Ghita! Grazie!

  3. Grazie per questa esaudiente lezione sul latte di cocco, non si finisce mai d’imparare 🙂

  4. Alessia… ci stai facendo girare la testa!! Ma quante CoCCo le….!!!!
    🙂

    Bravissima!!

  5. sbav… :)” mamma mia…il cocco è una delle cose più buone al mondo…

  6. wow, il problema è che mi piace così tanto il cocco che il latte è meglio se lo compro fatto, non ci arriva mica nel frullatore altrimenti!!! cmq grazie, è sicuramente più salubre, magari per una granita quest’estate alla mia bimba

  7. Lo posso usare al anche al posto del latte condensato? Che dici? Ho in mente un dolcetto da veganizzare, ma non so come sostituire il latte!

  8. prova magari ad usare solo la parte grassa che si separa.. altrimenti la panna messa a condensare sul fuoco? nn so proprio..

  9. Alessia dovevi specificare che aprire una noce di cocco era un’operazione “impegnativa”!!!!
    Mi sono accanita su questa povera noce con un martello, sembravo una pazza!!!! La noce da parte sua ha resistito alla grande!!!! E dopo aver avuto la meglio, ho dovuto estrarre la polpa, di relativa semplicità, e poi pelarla, e anche qui madre natura ha mostrato tutta la sua forza!!!
    Conclusioni: guarderò con occhi diversi i venditori di cocco sulle spiagge, comprerò in lattina il latte di cocco già pronto e non batterò ciglio sul prezzo, comprerò la polvere di cocco, e anche il latte di cocco condensato!!!!

  10. Maria del Pilar Blasco Ibanez 27 dicembre 2009, 22:10

    Ciao Alessia

    La ricetta è buonissima. Si può preparare chissà una versione più leggera con poca grassa??

    Ho paura di ingrassare!

    Grazie mille di anticipo per il consiglio.

    Abbracci dalla Germania

  11. Ciao Maria, non penso che s’ingrassa visto che il cocco contiene pochi grassi. Inoltre ho trovato un sito che lo vende online: emshop.it nel campo di ricerca inserire “cocco”. Vendono anche l’acqua di cocco (del cocco verde come dicono) che é molto isotonica… tutto bio, qualcuna di voi giá provato?
    Paola

  12. Ciao.
    Vorrei sapere come si mette sottovuoto.
    Grazie 🙂
    Alessia

  13. Ma che bella spiegazione!!! Per noi adoratori del cocco é bene sapere queste cose…

    Penso che il sottovuoto si possa fare con i vasetti di vetro sterilizzati in acqua bollente, come si fa’ la salsa di pomodoro con i bormioli… ma non so se si rovina con il calore… che ne dici?

  14. Tutto questa cosa del latte di cocco è molto attizzante e appetitosa. Però mi sorge una domanda più generale, ma ogni tanto a voi vegani non vi sorge un po di senso di colpa per tutte quelle piante che uccidete e mangiate in quanto esseri viventi dotati di una loro, seppur diversa sensibilità?? poveri germogli di soia, neonati spesso e volentieri divorati vivi!! Non vi viene mai il dubbio di diventare fruttariani (e quindi mangiare solo esseri alla fine del loro ciclo vitale)? E a quelli di voi che sono già fruttariani non viene mai da pensare a quelle poche cellule vegetali rimaste ancora vive nella frutta che mangiate, facendo di voi comunque sia distruttori di quella magica energia vitale?

    sono curioso

  15. Ciao Ektor ti rispondo con un bellissimo commento di Valentina83 che potrai trovare nella sezione etica del sito http://www.veganblog.it/etica-vegan/
    “Gli animali hanno un sistema nervoso (del quale fanno parte i nervi sensitivi muniti di recettori del dolore) in grado di percepire il dolore in maniera simile a come lo percepiamo noi umani. Nel caso delle “informazioni” riguardo al dolore che prova un animale, esse arrivano infatti al cervello esattamente come accade per gli esseri umani. Nelle piante invece tutto questo semplicemente non può verificarsi, essendo esse sprovviste di sistema nervoso centrale.
    Pertanto la tipologia delle loro “sensazioni” – anch’esse scientificamente dimostrate – non viene in nessun caso elaborata dal sistema nervoso (in esse inesistente), il solo in grado di tradurre queste stesse sensazioni trasformandole in effettivo dolore. La differenza “scientifica” tra animali e vegetali – e della loro conseguente reazione agli stimoli del dolore – è pertanto sostanziale ed inequivocabile.
    Gli animali – uomo compreso – , nel corso della loro evoluzione, hanno sviluppato sistemi come la fuga per sottrarsi agli attacchi e per evitare così il dolore (e di essere uccisi), cosa che le piante non hanno necessità di fare. Tant’è vero che dal punto di vista scientifico gli animali – così come l’uomo – sono considerati esseri senzienti (cioè in grado di “sentire” il dolore) a tutti gli effetti, mentre alle piante questo status è negato.
    Un esempio estremamente banale della differente reazione alla violenza da parte degli animali rispetto alle piante, oltre alla fuga, è dato dal fatto che se ad un animale viene amputata una estremità essa non ricresce e l’animale resta pertanto menomato – spesso addirittura incapace di sopravvivere perché non più atto a procurarsi il cibo. Mentre una pianta che subisce una potatura, anche consistente, diventa invece più forte e rigogliosa e non risente quindi affatto delle “menomazioni” subite, bensì ne trae giovamento. Non c’è dunque nessuna ragione logica né tantomeno scientifica per sostenere che il dolore dell’animale e del vegetale siano equivalenti: si tratta invece di un mero assunto capzioso che ha il solo fine di continuare a giustificare la violazione etica di fondo che l’animale uomo commette cibandosi degli altri animali, pur non avendo egli alcuna necessità di farlo per la propria sopravvivenza”.

  16. He he Lisa,
    mi sembra che quello di Ektor Bum Bum fosse un commento palesemente provocatorio, più che teso ad informarsi…
    Hai fatto comunque bene a dare una risposta esaustiva. Ogni occasione (anche questa) è utile a fare una corretta informazione…
    🙂

  17. Grazie lisa per la estensiva ed esaudiente risposta, ti ringrazio veramente di cuore perchè sei l’unica persona che ha risposto alla mia domanda in vari forum e blog senza attaccarmi personalmente. comprendo pienamente il tuo punto di vista, anche se non lo condivido totalmente in quanto penso che l’uomo sia un animale adattato geneticamente ad essere onnivoro nei 2 milioni di anni che hanno portato alla formazione del genere Homo, sicuramente la scelta vegana è quella che, a brave termine rispetta più la sofferenza degli altri animali, anche se non credo che sia quella migliore(neanche la peggiore devo dire) parlando della salute delle persone che credo fatte più per mangiare frutta verdura carne e pesce; nutro più dubbi sui cereali se proprio vogliamo dirlo.
    Nel mio modesto parere un modello più da imitare sarebbe quello dei Nativi americani(i cosiddetti Indiani) i quali pur seguendo un alimentazione onnivora erano completamente in accordo con gli equilibri naturali ed avevano un economia totalmente sostenibile ed ecocompatibile, decine di volte migliore rispetto al tipo di economia delle persone occidentali, onnivore o erbivore che siano. I quali pur sostenendo una vita di caccia e raccolta e quindi provocando dolore nella ultima ora di vita delle prede di cui si nutrivano hanno lasciato un impronta di sofferenza ben minore nel complesso ecosistema del pianeta che abitiamo.

    Grazie ancora per lo scambio civile di idee.

    Pace

  18. Ciao Ektor…. scusate se mi intrometto nell’argomento, per giunta a distanza di mesi. Ho visto la tua domanda e l’esaustiva risposta di Lisa, ma vorrei comunque aggiungere qualcosa! 🙂
    A parte il fatto che, come spiega Lisa, le piante non avendo il sistema nervoso non hanno la percezione del dolore, non capisco comunque come si possa paragonare una mucca ad una pianta!
    Ma quello che vorrei aggiungere è che essere Vegan non è solo una scelta animalista, ma anche etica, nella totalità di questa parola.
    La domanda che fai tu è lecita e me la sono sentita rivolgere mille volte… Gli animali da allevamento sono comunque alimentati con alimentazione vegetariana, per cui non è che mangiando carne si “risparmiano” vite vegetali….anzi! Si stima che dal 60 all’80% dei terreni coltivati nel mondo sono destinati a foraggio per animali da allevamento! Con tutte le conseguenze che questo comporta: per esempio, cosiderando le varie fasi di lavorazione, per produrre un chilo di carne di manzo sono necessari 15000 litri d’acqua, contro i 180 litri necessari per produrre un chilo di pomodori! Ne deriva che, se i terreni coltivati per il foraggio venissero invece adibiti a colture per l’alimentazione umana, si porrebbe fine all’istante alla fame del mondo, in quanto ci sarebbero più risorse per tutti;si risparmierebbero centinaia di migliaia di litri di acqua e, conseguentemente, il risparmio di energia sarebbe altrettanto notevole. Senza contare l’inquinamento: i gas serra provocati degli allevamenti intensivi sono una tra le prime cause di inquinamento.

    Ti consiglio la piacevole visione di un video che saprà spiegarti meglio di me le cose che ti ho accennato: http://www.youtube.com/watch?v=Xf_nneXrNlA&feature=results_main&playnext=1&list=PLA867115E3D785CCD

    Se vuoi inoltre approfondire l’argomento, ti posso suggerire qualche sito che spiega molto chiaramenti questi e tanti altri punti:

    http://www.veganitalia.com/modules/news/article.php?storyid=635

    http://vegetarianitaliani.com/wp/?p=693

    http://www.viverevegan.org/per_ambiente.html

    http://www.veganitalia.com/modules/news/article.php?storyid=865

    Ciao,

    Laura

  19. il modo più semplice per aprire la noce di cocco è semplicissimo basta togliere il liquido facendo un piccolo buco negli occhi (cioè in quei cerchietti più scuri che si trovano nella parte alta della noce)e poi OOOPPPSSS mi è caduta e guarda caso si è spaccata, cioè aperta la noce di cocco. semplice no….ciao a tutti.

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