Sughetti

L’autunno, nelle Marche, significa mosto mosto mosto. Ciambelle di mosto, fette di mosto, filoncini di mosto, sapa e sughetti. E io vi presento questi ultimi! Ricordo con l’acquolina in bocca quelli che faceva mia nonna Letizia, deliziosi, irresistibili, dolci di sole e di natura, merenda insuperabile per rallegrare i pomeriggi grigi di ottobre, coi primi compiti da fare e la notte che arrivava troppo presto. Sono delle polentine di farina di mais (ma alcuni usano un mix di mais e frumento), mosto e noci (c’è chi mette anche le arachidi, ma la tradizione vuole solo le noci a km 0!). A me piace guarnirli con la sapa, che potrebbe definirsi uno sciroppo d’uva, visto che si ottiene con la bollitura per ore ed ore del mosto, finchè non raggiunge una consistenza fluida, sciropposa appunto. Il risultato è un nettare color bruno scuro, dolcissimo e che il mio babbo usa anche al posto del miele per curare mal di gola e raucedine. Lasciatemi far vanto delle noci che ho usato, che sono quelle genuine e ancora tenere (e perciò delicatissime) degli alberi che mio padre piantò (anzi, seminò!) 22 anni fa. Evviva le tradizioni contadine, evviva le antiche ricette tramandate di nonna in mamma in nipote!!
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Ingredienti:
mosto d’uva
farina di mais
noci
sapa per guarnire (facoltativa)
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Procedimento:
Procedete come se doveste fare una polenta, che dovrà rimanere morbida, in modo da poterla stendere sui piatti. Ovviamente il mosto va usato al posto dell’acqua! A cottura quasi ultimata (ci vorranno 20-30 minuti a seconda del tipo di farina) aggiungete le noci. I sughetti vanno consumati freddi e si conservano in frigo per alcuni giorni, ma a casa nostra spariscono in  un battibaleno! Arricchiti con la sapa sono un dessert di grande effetto, oltre che una colazione super energetica. Shanti, amici!!

  1. Ho l’acquolinaaaaa! Davvero una gran ricetta, semplice ma ricchissima…di gusto, emozione e tradizione . Brava! Dalle mie parti si fa qualcosa di molto simile, ma senza noci e con farina di frumento, si chiama sugolo. Ne sono sempre andata ghiotta! Ora aspetto la ricetta della sapa, che non conosco.

  2. Ciao, cara! La sapa non è nient’altro che il mosto fatto bollire per ore ed ore, finché non diventa denso e fluido come uno sciroppo. come vedi dalla seconda foto, ha colore bruno scuro, sembra quasi caramello. E’ buonissima e si conserva anche per due anni in bottiglia.

  3. valeeee! questa ricetta marchigiana mi fa venire in mente tantissimi ricordi!!!
    Eh si da noi è un must, una tradizione meravigliosa!!!
    io adoro i Sughi e anche il pane con il mosto che dalle mie parti si fa aggiungendo semini d’anice!!
    un abbraccio

  4. splendido!!!! non ne ho mai sentito parlare, che dolce sorprendente!!

  5. Ho vissuti tanti anni nelle Marche, ma al confine con la Romagna, infatti le tradizioni della mia zona sono sempre state più romagnole che marchigiane e questo dolce proprio non lo conoscevo, sembra proprio delizioso 😛 Grazie per averlo condiviso 😉

  6. Mamma mia Vale, sembra sensazionale.. Io che sono di origine abruzzese ma confino con le Marche non ne avevo mai sentito parlare.. Per fortuna che ci sei tu 😉

  7. Da svenire…mamma che delizia !!!!!!

  8. Fa davvero venire voglia di assaggiarne una fetta! Poi io che sono di origini bergamasche la polenta la adoro 😛
    Peccato che non so dove reperire il mosto, perchè in dispensa ho una farina bramata che non aspetta altro che di essere usata 🙂
    Complimenti belle queste ricette legate alla tradizione!
    PS: quando ho visto “Sughetti” pensavo fosse un condimento per pasta 🙂 ^_^

  9. @Nica: anche qui i semini d’anice sono d’obbligo per le ciambelle, le fette e i filoncini di mosto! sto aspettando dell’altro succo d’uva e voglio usarlo per panificare, quindi prossimamente pubblicherò anche la ricetta. ho problemi col pc in questo periodo, quindi la mia presenza sul blog è solo saltuaria. 🙁

    grazie a tutte per gli apprezzamenti al post! condividere un po’ di storia delle origini attraverso la cucina e scoprire, per giunta, che molte ricette del passato, essendo povere, erano senza crudeltà fa del bene…e fa riflettere.

  10. Grande Valevico! Davvero una ricetta sorprendente! Grazie anche per aver condiviso le tradizioni e le emozioni che la tua terra ti tramanda… Ci hai arricchiti tutti con questa ricetta, grazie davvero.

  11. P.S. Vorrei condividere con voi la mia soddisfazione mista a gratitudine e stupore per ciò che ci è successo oggi. Siamo stati invitati a pranzo dai nonni del mio compagno, ottantenni. Di solito trovavamo un menù “differenziato” e dovevamo rinunciare al dolce (immancabilmente non vegano). E oggi che cosa troviamo???? Menù vegano per TUTTI (eravamo in 12)!!!!!!!! Ci siamo commossi, davvero. Risotto funghi e asparagi selvatici (congelati la primavera scorsa), pomodori e melanzane gratinati, patate e pane fritti, insalata direttamente dall’orto e, per finire, biscottini al vino. io avevo portato un ciambellone con farina di castagne e un plum cake alla carruba. Insomma, un banchetto fantastico!! 😀

  12. @Sfisfi, un abbraccio!

  13. Quanti ricordi mi hai evocato ! Ero bambino, poco dopo la fine della guerra, esistevano le cucine a legna e carbone, che però come forno non è che dessero grandi risultati. Allora uno andava al forno vicino casa e si faceva prestare una bella lastra che non sarebbe mai entrata neanche in uno dei nostri capienti forni di oggi. Si preparavano le ciambelle con mosto e anice, si sistemavano ordinatamente sulla lastra e poi, messa in testa sopra i capelli una specie di ciambella fatta con un canovaccio o una sciarpa, ci si appoggiava sopra la lastra e mia nonna una mano a sorreggere la lastra e una a tenermi per mano andavamo al forno a farle cuocere. Dopo poco tornavamo e le ciambelle erano belle e pronte con un profumo d’anice che lasciava una scia per la strada. Macchine ce n’erano poche quella volta e gli odori si sentivano tutti. Colazioni e merende erano assicurate per un bel pezzo ! I sughetti (in anconetano sciughetti) erano un’ altra leccornia, il dessert del periodo. I tuoi mi pare che siano di mosto rosso, i miei li facevano col mosto bianco , ma il ” succo ” della storia era sempre quello !

  14. Anche da noi nella campagna mantovana con il mosto dell’uva americana si preparava il “sugolo” praticamente il budino con mosto e farina e che dire della “patona” cioè la ciambella con i chicchi d’uva americana … al tempo ancora non sapevo di essere celiaca…ma quanta ne ho mangiata!!!!

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