Mezzelune Ceci-nè

Il mio viaggio culinario questa volta mi porta a parlare di un prodotto, conosciuto in tutto il mondo, semplice ed originale, che unisce l’Italia in lungo e in largo, partendo dalla Sicilia, passando per la Liguria, fino ad arrivare in Piemonte, esattamente a Torino, sede dell’ azienda, che produce appunto Ceci-nè. La Diessegi srl,  nasce nel capoluogo Piemontese nel 2017, dalla passione per la cucina, le cui origini sono fondate nel Savonese, e una cuoca Laziale.

Il desiderio, di creare cibi genuini, semplici e di alta qualità, spinge l’azienda a specializzarsi nella produzione di alimenti a base di farina di ceci, rielaborando in chiave moderna una ricetta, datata, della tradizione italiana: la Panissa ligure.
Tutti queste caratteristiche sono presenti nella linea Ceci-nè ™, semilavorati composti da tre semplici ingredienti: acqua, farina di ceci e farina di semi di carrube; come vedremo più avanti, l’uso di farine certificate senza glutine e il controllo scrupoloso di tutti i passaggi produttivi hanno permesso all’azienda di ottenere l’uso del marchio A.I.C. (Associazione Italiana Celiachia) e il prestigioso standard VEGANOK (Azienda n° 0811).
Molti di noi conoscono questa bontà con vari nomi a seconda della propria regione di appartenenza: Farinata, Cecina, Panella… tanti nomi una sola bontà!
Sostanzialmente, sono varianti della stessa preparazione, con qualche piccola differenza: La farinata ligure sottile, cotta nella caratteristiche teglie ampie e molto basse, si mangia appena sfornata e molto calda, spolverata di pepe. Molto buona la variante alessandrina, con il rosmarino tritato nell’impasto. La cecina, anche per caratteristiche di prossimità geografica, è praticamente uguale, stessi ingredienti e stessa cottura, solo, di solito leggermente più alta. Le panelle sono sempre con gli stessi ingredienti, ma cambia la preparazione, in pratica diventano delle focaccine morbide, si servono tagliate a rettangoli e si mangiano con il pane.

Ma, avendo davanti questo prodotto mi sono chiesto, ma come si è arrivata a noi questa ricetta e soprattutto come è nata l’idea?
Ebbene, la cecina ha radici antichissime, infatti diverse ricette latine e greche riportano sformati di purea di legumi, cotti in forno, ma come tutte le invenzioni che hanno cambiato il mondo, nacque per caso…
Lo scenario è quello di una battaglia che risale nel 1285 quando Genova sconfisse Pisa nella battaglia della Meloria. Le galee genovesi, cariche di vogatori prigionieri, si trovarono coinvolte in una tempesta. Nel trambusto alcuni barilotti d’olio e dei sacchi di ceci si rovesciarono, inzuppandosi di acqua salata. Lo scarseggiare delle provviste,  si recuperò il possibile e ai marinai vennero date scodelle di una purea di ceci e olio, non c’era molto da scegliere. Alcuni marinai rifiutarono la poltiglia lasciandola al sole, che asciugò il composto in una specie di frittella. Spinti dai morsi della fame, il giorno dopo, i marinai mangiarono il preparato scoprendone la prelibatezza. Rientrati a terra i genovesi pensarono di cuocere la purea in forno. Il risultato fu eccezionale e, per scherno agli sconfitti, venne chiamato “l’oro di Pisa”.

Ma, torniamo ai nostri giorni, che dopo secoli e soprattutto, senza battaglie abbiamo questa prelibatezza nei nostri piatti con la stessa qualità intatta nel tempo.
La confezione ha una dimensione 18 x 22 centimetri in un packaging dall’aspetto semplice, ma molto funzionale. L’involucro, completamente trasparente permette di vedere il suo contenuto ed ha un impatto positivo per il consumatore, perchè ci si rende conto che davanti a se ha un prodotto puro, nell’aspetto e in termini di qualità, con solo tre ingredienti, ma dall’alto contenuto nutrizionale. Questo fa capire che l’azienda punta molto tutto sulla semplicità e qualità del prodotto senza dover nascondere nulla. La semplicità paga sempre.

Il sacchetto in plastica per alimenti ha uno spessore che difficilmente può essere  forato in modo accidentale, mantiene integra fino alla scadenza ( circa un mese) la qualità organolettica del prodotto. Un unica etichetta è posta sul lembo alto della confezione dove sono raccolte tutte le informazioni.

L’etichetta indica il nome dell’azienda in una cornice di colore giallo-rosso, colori presenti anche nel fregio del comune di Savona, con sotto, lo slogan che la distingue come nella giusta tradizione italiana “dal gusto sano dell’Italia”.
Al primo colpo, come già detto, sono visibili i marchi dell’associazione celiaci e quelli di VEGANOK. Ma prima di arrivare a queste certificazioni, troviamo l’elenco degli ingredienti, il valore energetico dove spiccano valori importanti 100 g hanno 93 calorie, 5 g di proteine, 3 g di fibre e 12 di Carboidrati e solo 0,5 g di grassi saturi.

 Il peso indicato è 500 g, mentre il peso esatto è di 530 g. Ceci-nè, a mezzaluna, è uno dei tre formati che l’azienda produce di questo prodotto, gli altri sono tipo stick chiamati

Slaix™ e Ceci-Chips dei veri e propri petali già pronti da sgranocchiare di cecina.  In ogni confezione al suo interno ci sono 46 mezze lune disposte su due file (23 su ogni fila).

Aperta la confezione, l’odore è quella della farina di ceci e ogni singola fetta, ha uno spessore di circa 2,5 mm, si separa facilmente l’una dall’altra.  Questo spessore permette in cottura di avere un parte esterna croccante e morbida al centro.
Possono essere preparate sia fritte, cotte in padella, al forno, consumato crudo, congelato e/o surgelato.
Il loro sapore è molto neutro e possono essere utilizzate sia per preparazioni salate che dolci.
La loro duttilità, il gusto sfizioso che le caratterizza e le loro caratteristiche di apporto nutrizionale sono adatte a soddisfare adulti e bambini, senza doversi preoccupare di allergie o intolleranze.

Non volendo porre limiti all’immaginazione, sono riuscito a realizzare delle preparazioni sia in versione salata, che in versione dolce, con o senza zucchero.

Ed ora facciamo parlare direttamente il palato! Ceci-nè,  un mix di sapore e salute!

La mia versione light al forno


La mia versione DOLCE

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  1. Ecco cosa erano le Ceci – nè. I tuoi due piatti invitano ad assaggio. Bellissima presentazione in entrambi i casi. Dolce o salato? Entrambi!

  2. Tra Cookare e te mi avete fatto venir voglia di assaggiarle. Interessante la versione dolce!!

  3. Io le ho assaggiate e non mi sono piaciute per nulla, le ho fatte fritte e sono rimaste insapore (pur avendo aggiunto il sale). Oltretutto le ho trovate care

  4. prodotto interessante, da provare!
    grazie 🙂

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