Scrubbami di coccole

L’altra sera ho realizzato uno scrubbino per il corpo (dicesi anche “grattino”) coccoloso. Coccoloso nel senso chè è al cocco ma ti coccola anche sotto la doccia. Io per i regalini di Natale oltre al mini panettoncino che rifarò sulla base dei vostri utilissimi suggerimenti (davvero grazie a tutte!!), ho pensato di allegare ad ogni presente un piccolo scrubbino goloso al cocco, che ovviamente è vegan. Nulla di nuovo considerato che in rete spopolano ricette simili, anche se magari non proprio vegan, ma nel mio caso, come al solito, non mi sono mossa dalla cucina e gli ingredienti sono quelli che adoperereste per un dolce da mangiare (come fatto per il Pan della massaia lombarda, uguale). Il risultato è  la “palla di neve” che vedete qui (sembra proprio neve mista a fango… infatti ho utilizzato la farina di grano saraceno che lo ha reso scuro – la stessa del panetto di cui sopra – che possiede un alto potere lavante). All’interno della pallina (di dimensione simile al ben più famoso “Raffaello”da mangiare) una piacevole sorpresa al cacao, idratante…
Ingredienti:
5 cucchiai di olio di riso
4 cucchiai di farina di cocco
3 cucchiai di farina di grano saraceno
1 cucchiaio di polvere (o farina) di riso

Ingredienti per la crema dell’interno:
olio di riso qb
cacao qb

Procedimento:
Con le dosi indicate si realizzano 3 palline. Si mescolano le farine con l’olio così da ottenere un composto simile a quello della sabbia (friabile un po’ come l’impasto della mia Biscotta di kamut) che dovrà essere plasmato a forma si sfera. Per mettere la crema al cacao interna, risultante da un mix di olio e cacao (di questa crema ne basterà un mezzo cucchiaino), vi consiglio di fare una semisfera e di completare la sfera dopo avere messo il cacao (che consiglione, mi sembra piuttosto ovvio :D). Occorrerà un po’ di manualità ma una volta resa abbastanza sferica vi aiuterà la carta da forno che utilizzerete infatti per chiudere e conservare lo scrubbino in frigorifero (io l’ho chiuso a mo’ di caramella).

Utilizzo:
Lo scrubbino si porta sotto la doccia e si utilizza su tutto il corpo. Non graffia ma massaggia (e lava soprattutto) e con il suo cuore di cacao vi lascerà una pelle idratata anche dopo la doccia (io ho comunque dovuto integrare con la mia crema idratante probabilmente per via dell’acqua troppo calcarea…). Un’esperienza golosa per iniziare bene la giornata, ammesso che vi piaccia il cocco (e a me il cocco piace un sacco!)

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  1. Ma che bell’idea. Mi piace! Me la mangerei 🙁

  2. 😀
    Ieri sera mio marito ci ha provato ma l’ho bloccato in tempo (non per altro, stasera ho un’amica a cena e non ho tempo di rifarli!!)
    Non saprei quanto possa far male la farina mangiata cruda ma mi preoccupano piuttosto le dosi di olio e la farina di cocco… un botto calorico di capodanno, altro che cenone!!! Meglio usarlo sotto la doccia…:)

  3. uno scrub…da mangiare! 🙂

  4. Bellissimi, complimenti!

  5. ma si mangia davvero anche? è doppio uso???

  6. Bello! mi piace 🙂

  7. hai cambiato il titolo 🙂 ci calza a pennello….. ma io ci aggiungerei ank: AAA per uso esterno

    hihi volevo proprio kiederti se tuo marito li avesse già fatti sparire 😀
    penso ke però lui guardando qst palline scrub si sia sentito supplicare: “mangiami”
    E il panettone invece? Gli è piaciuto????????

    certo ke ki t ha cm amica sarà sempre in attesa dei tuoi regali: è bello ricevere qlcs fatto a mano….

  8. per farina di cocco intendi scaglie di cocco tritate fini fini oppure si trova proprio la farina? ciao

  9. Grazie!
    Subito dopo questa prima versione “sporca” ne ho fatta una utilizzando solo farina di riso che lava comunque ma è un po’ più delicata ed è più bella da vedere: bianca bianchissima!!
    Ho fatto il cuore di caffè e cacao (ancora più buono) e una variante senza cuore interno ma con scorza di limone che rende la pelle ancora più vellutata (a prova di marito :D).
    A proposito…@Fatina: il panettone veg non è stato nemmeno provato perché la frutta secca lui non la mangia 🙁
    @patrizia: sulla confezione c’è scritto “cocco grattugiato”. Una via di mezzo tra le scaglie e la farina?

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